Seconda Parte

MICOTOSSINE: QUANTI MORTI IN AFRICA?

Tanti sono i prodotti potenzialmente contaminati da aflatossine: oltre ai cereali e ai loro derivati, frutta secca, erbe officinali, latte, te,… .  Oggi le aflatossine, così come altre micotossine, sono soggette a controlli in moltissimi paesi ed esistono limiti massimi che non possono essere superati nei diversi prodotti. La normativa relativa alle aflatossine è variata nel tempo, diventando sempre più stringente, quella riguardante i prodotti destinati all’infanzia è ancora più severa per evidenti motivi.

La possibile contaminazione da micotossine di derrate prodotte in paesi terzi complica notevolmente l’economia agricola di queste nazioni: i paesi importatori infatti effettuano regolari controlli sui prodotti importati e spesso i paesi terzi non riescono a raggiungere gli standard richiesti, superando spesso i loro prodotti  i limiti ammessi da chi importa.

Negli ultimi anni anche nel nostro Paese l’andamento climatico ha favorito lo sviluppo di Aspergillus flavus  con contaminazioni importanti del mais.  Il consumo di mangimi contaminati da aflatossine ha determinato la contaminazione del latte con l’aflatossina M, micotossina che ritroviamo nel latte prodotto da vacche che consumano mangimi contaminati da aflatossine. Solo pochi anni fa anche in Italia abbiamo dovuto eliminare ettolitri di latte contaminato.  Le aflatossine sono certamente le micotossine più importanti,  più studiate e più pericolose, ma non sono, purtroppo, le sole.

Oggi il problema della contaminazione delle derrate da micotossine è reale e attuale: farine, bevande, mangimi, spezie possono risultare contaminati dalle diverse micotossine, con problemi per la salute degli animali soprattutto di tipo cronico.

Oltretutto, le micotossine sono generalmente molto stabili e difficilmente eliminabili con trattamenti di tipo fisico, chimico e/o biologico.

Tratto da Spore (2014) di Maria Lodovica Gullino. Daniela Piazza Editore